Tutti giù per W.
"Liberi non significa soli”, aveva detto Massimo D’Alema, giovedì sera, alla festa dell’Unità di Roma. E nell’intervista uscita proprio venerdì sull’Unità, Goffredo Bettini va anche oltre, parlando di “alleanze larghe, dall’Udc a Rifondazione”.

Roma. “Liberi non significa soli”, aveva detto Massimo D’Alema, giovedì sera, alla festa dell’Unità di Roma. E nell’intervista uscita proprio venerdì sull’Unità, Goffredo Bettini va anche oltre, parlando di “alleanze larghe, dall’Udc a Rifondazione”. Ma se è vero che liberi non significa soli – tanto che alle ultime elezioni, come ricordano i veltroniani, il Pd non si è presentato da solo, perché alleato con l’Italia dei valori – è vero pure l’inverso: soli non significa liberi. E questo è vero per il Pd ed è vero soprattutto per Walter Veltroni, che mai come in questi giorni dev’essersi sentito tanto solo e al tempo stesso così poco libero, stretto tra l’offensiva berlusconiana sulla giustizia e la controffensiva dipietrista sulla questione morale.
“Oggi mi accontenterei che Veltroni si riunisse a congresso con Bettini e ci facessero sapere qual è la linea del partito”, dichiara Arturo Parisi. “Oggi – dice Mario Barbi – Bettini ci spiega che nei mesi passati Veltroni ha sempre fatto la cosa giusta, ma che in futuro il Pd, per fare la cosa giusta, dovrà fare l’esatto contrario di quanto ha fatto in passato, vale a dire opposizione dura a Berlusconi e alleanze larghe, anzi larghissime, ancora più larghe dell’Unione”.
“Oggi mi accontenterei che Veltroni si riunisse a congresso con Bettini e ci facessero sapere qual è la linea del partito”, dichiara Arturo Parisi. “Oggi – dice Mario Barbi – Bettini ci spiega che nei mesi passati Veltroni ha sempre fatto la cosa giusta, ma che in futuro il Pd, per fare la cosa giusta, dovrà fare l’esatto contrario di quanto ha fatto in passato, vale a dire opposizione dura a Berlusconi e alleanze larghe, anzi larghissime, ancora più larghe dell’Unione”.
Gianni Cuperlo, in compenso, si dice “pienamente d’accordo” con Bettini. “L’intervista è la presa d’atto che bisogna costruire un nuovo centrosinistra”, spiega. Nel frattempo, però, Antonio Di Pietro continua a guadagnare terreno. “I sondaggi danno l’Idv intorno a quota dieci per cento, tutto a danno del partito di Walter Veltroni che nelle previsioni più catastrofiche scende sotto il 25”, scrive l’Espresso. Ed è una fonte certo non pregiudizialmente ostile. “Pensa se era pure pregiudizialmente ostile”, ribatte Giorgio Tonini. Anche il rapporto con la stampa e persino con i giornali più vicini, insomma, non è più quello di una volta. “Mi sembrano molto sensibili al richiamo delle sirene girotondine”, osserva il senatore. Di sicuro non sono i soli. Alla manifestazione dell’8 luglio ci sarà Parisi, ci saranno intellettuali, politici e attori che fino a ieri sarebbero stati iscritti senza esitazione al vertice della constituency veltroniana. E ci sarà pure un messaggio in video di Beppe Grillo.
Sempre venerdì, alla conferenza stampa dei promotori, c’erano Antonio Di Pietro e Furio Colombo, Pancho Pardi e Paolo Flores d’Arcais. Toni e argomenti sono gli stessi di sempre. L’8 luglio, dice Colombo, comincia “una lunga marcia nella non democrazia italiana”. Ce n’est qu’un debut, insomma. Di Pietro assicura che nessuno vuole “mettere il cappello” sul corteo e tanto meno farne una manifestazione contro il Pd. “Io sono tra i fondatori del Partito democratico”, ricorda Colombo, che del Pd è anche parlamentare. “La conta non ci interessa”, ripete Di Pietro. Fatto sta che i suoi video su YouTube si aprono con lo slogan “Unica opposizione”. E che la piattaforma del corteo, almeno nella prima versione, parlava del “principale partito di opposizione” che non adempie al mandato dei suoi elettori. “E poi si lamentano perché il Pd non va a una manifestazione contro se stesso”, commenta Cuperlo.
“Lo scontro politico impostato in questi termini è l’ideale per Berlusconi”, dice Tonini. Il problema è che sembra essere l’ideale anche per Di Pietro. Tanto è vero che venerdì Veltroni ha annunciato, giusto a partire dalla prossima settimana, la raccolta di “cinque milioni di firme per dire no a un governo che non rispetta le regole democratiche, forza la mano sui temi della giustizia e non fa nulla per far crescere salari e pensioni”. Difficile non vedere un nesso tra i banchetti democratici e l’incalzare del fronte girotondino. Ma il fronte opposto non appare ai veltroniani meno insidioso. A partire dal convegno sul modello tedesco promosso da ItalianiEuropei assieme a un gran numero di fondazioni e associazioni dei più diversi orientamenti, dall’Udc alla sinistra radicale, che si terrà il 14 luglio. “Ho visto che si parlerà anche di eliminare l’elezione diretta dei presidenti di regione – osserva Tonini – ma se il senso è che in un sistema competitivo la sinistra perde, dunque dobbiamo ripristinare un sistema consociativo, allora la differenza tra noi non è una questione tecnica. E allora occorre un congresso”. Una discussione utile e necessaria, anche perché “chi deve costruire la riscossa deve avere davanti a sé almeno due o tre anni, e una linea chiara e condivisa. A questo serve un congresso anticipato, per esempio a gennaio, se non vogliamo andare avanti in modo confuso, per poi arrivare a una resa dei conti da rito tribale dopo le europee e le amministrative, alla ricerca di un capro espiatorio”.